D-Sat – Report di Fine Missione

29 novembre 2017
d orbit

D-Sat ha completato la sua missione, dimostrando che D- Orbit Decommissioning Device (D3) è una tecnologia flight-proven pronta per essere integrata nella prossima generazione di satelliti.

La missione è durata più di tre mesi, durante i quali il satellite ha dimostrato un’elevata affidabilità e una prestazione orbitale impeccabile. Tutti i sottosistemi, i sensori e gli attuatori a bordo del satellite hanno funzionato alla perfezione per tutta la durata della missione, e tutti e tre gli esperimenti — DeCAS, Atmosphere Analyzer e SatAlert — hanno prodotto importanti risultati scientifici.

D-Orbit ha raggiunto la maggior parte degli obiettivi di missione: un’architettura di sistema ridondante, software critico, la costruzione del satellite stesso, una prestazione orbitale priva di difetti, e la dimostrazione di D3 nello spazio. L’obiettivo di un rientro diretto e controllato, tuttavia, non è stato raggiunto.

Durante la fase finale della missione, D-Sat ha eseguito con successo un test orbitale di D3. Il satellite si è spostato in un’orbita ellittica con un’inclinazione differente, compatibile con le norme internazionali sulla mitigazione dei detriti orbitali. Tutti gli obiettivi riguardanti l’accensione e il funzionamento del motore sono stati raggiunti, e il cambio di parametri orbitali ha confermato che il motore ha prodotto la potenza che ci aspettavamo. La nostra squadra è riuscita a riacquisire il segnale del satellite dopo la manovra e a raccogliere ulteriori dati da analizzare.

Un’analisi preliminare suggerisce che la causa del mancato rientro è legata ad un problema d’interfacciamento tra il D3 e il satellite. L’allineamento del motore con il centro di gravità del satellite è risultato fuori tolleranza. Sebbene avessimo introdotto delle strategie per mitigare questo scenario, eravamo consapevoli di avere un margine ridotto considerando che il D3 installato a bordo era progettato per un satellite di un ordine di grandezza più grande di D-Sat.

Come in ogni missione spaziale abbiamo dovuto accettare un compromesso che includeva un rischio calcolato, dato che il limitato volume del satellite non ci permetteva di installare un sistema di controllo del vettore di spinta per il motore. Lo stesso D3 installato in un satellite più grande offrirebbe un margine di tolleranza maggiore. L’adozione di un sistema di controllo del vettore di spinta rimuoverebbe completamente il problema di tolleranza.

D-Sat ha stabilito diversi primati nell’industria, con la sua architettura completamente ridondante, un dispositivo pirotecnico conforme allo standard MIL-STD-1576, e un motore a propellente solido con un impulso totale di 800 Ns. I nostri operatori sono riusciti a mantenere il contatto con il satellite durante la fase di stabilizzazione pre-manovra, durante la quale il satellite ha ruotato sul suo asse a 780 giri per minuto. Infine, il satellite è sopravvissuto ad una manovra orbitale caratterizzata da una notevole spinta per un satellite così piccolo, dissipando quindi i dubbi sull’eventuale impatto del nostro motore sui satelliti.

Siamo orgogliosi del lavoro della nostra squadra, che al momento sta collezionando ulteriori dati. Stiamo preparando i prossimi passi, lavorando con passione per dare il nostro contributo alla storia dello spazio.