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24 Gennaio 2019

Articolo tratto da corriere.it:

Luigi Naldini, un pioniere indiscusso della terapia genica per la cura di malattie ultra-rare del Dna, è un po’ come i grandi piloti di Formula Uno. Quando salgono sul podio la vittoria non è mai solo loro. Perché è indubbio che buona parte del successo sia da attribuire anche alla vettura che guidano e a tutto il team della casa automobilistica.

Il premio

Naldini, l’italiano, ha appena vinto il Premio Louis-Jeantet, promosso dall’omonima Fondazione svizzera, che viene assegnato ogni anno a due ricercatori nel campo della medicina: una specie di anticamera per il Nobel.
Il ricercatore italiano è direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica di Milano (SR-Tiget) e docente all’Università Vita e Salute del San Raffaele. Anche Naldini è un fuoriclasse e anche lui ha trovato, in Italia, l’ambiente ideale per portare avanti le sue ricerche, il «contesto», in altre parole, senza il quale, forse, non avrebbe ottenuto questo riconoscimento. E il «contesto» lo ha creato, in buona parte, la Fondazione Telethon. Insomma, ha avuto una Ferrari da guidare e non una Cinquecento.

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