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4 Dicembre 2015

[:it]Dal blog di Giancarlo Rocchietti “L’investitor cortese”, Presidente del Club degli Investitori, sulle pagine di economyup.it.

Un paio di anni fa un importante venture capitalist internazionale, dopo un tour in Italia alla ricerca di startup su cui investire, disse: “I team sono formati da giovanissimi entusiasti e tecnologicamente competenti, ma mancano di bilanciamento con persone di maggior esperienza”.

Condivido l’affermazione ed aggiungo che i giovani imprenditori italiani hanno ottima visione, passione e capacità progettuale. Tuttavia sono carenti nella “execution” (caratteristica peraltro tipica delle organizzazioni italiane), fase critica in un mondo globale dove le idee si copiano, i soldi sono una commodity e la differenza la fanno solo le persone.

E qui fortunatamente entrano in gioco i business angel: imprenditori, professionisti e manager che hanno deciso di mettere a disposizione delle nuove imprese innovative parte del proprio denaro e delle proprie competenze. Non è più raro oggi vedere team affiancati da persone che hanno avuto esperienze importanti e che possono quindi indirizzare le scelte nella giusta direzione.

Nessun “angel” è nato tale, ma lo è diventato. Ad un certo punto della nostra vita, il desiderio di immergerci nell’innovazione, di diventare “imprenditori di altri imprenditori” e di allocare una parte del nostro patrimonio in attività ad alto rischio, ci ha spinto ad avviare questa attività.

Il percorso di apprendimento del “mestiere” è stato piuttosto lungo ed articolato. Per quanto riguarda il Club degli Investitori, network di business angel di cui sono Presidente, le fasi sono state principalmente tre.

Nel 2008, anno di nascita del Club, eravamo 6 imprenditori con il tipico approccio degli investitori: ci limitavamo a controllare l’evoluzione dei progetti (fase 1).

In breve tempo però ci siamo resi conto che gli imprenditori necessitavano di specifiche competenze. Spesso, ad esempio, mancava la struttura commerciale. A quel punto abbiamo individuato la figura dello sponsor, cioè uno di noi che potesse colmare le carenze dei team (2 fase).

Tutto ciò però non è bastato. Le richieste di supporto da parte dei nostri neo imprenditori erano in continua evoluzione, così come il loro business. Si alternavano problemi tecnologici, commerciali, finanziari, ricerca di partnership, ecc. che non potevano essere affrontati da un solo angel. Ed è così che abbiamo deciso di crescere e creare un vero network, che ad oggi conta più di 100 soci, ai quali ogni startupper può accedere. Questa è la terza fase, che definirei “di maturità”.

Sono fermamente convinto che i business angel siano un punto di riferimento della nostra economia: sanno come stimolare la nascita di nuove imprese e ne aumentano la capacità di eccellere ed avere successo.

Ed in futuro? Considerando che nel Paese si stanno creando associazioni di angel ormai in tutte le regioni, di sicuro la quarta fase sarà quella della creazione del network dei network.

È solo questione di tempo. Business angel di tutta Italia unitevi!

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